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Social network e la protezione dei dati personali

Si è tenuto mercoledì 28 gennaio nella Giornata Europea dedicata alla Protezione dei Dati Personali il convegno “Social network: attenzione a non cadere nella rete”, organizzato presso l’Università Cattolica di Milano.

Davanti ad una folta e composita platea (fra cui anche Anna Masera de La Stampa) cinque esperti hanno detto il loro parere sulla relazione fra i social network (facebook su tutti) e i dati personali. Per il Garante per la Protezione dei Dati Personali (meglio noto come il Garante della Privacy) erano presenti Francesco Pizzetti (presidente) e Mauro Paissan (componente) insieme a Fausto Colombo (ordinario di Teoria e Tecnica dei Media in Università Cattolica e direttore dell’OSSCOM) e Marco Spolidoro (Ordinario di Diritto Industriale), moderati da Ruggero Eugeni, direttore dell’ALMED (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica).

Il Garante ha scelto una sede universitaria per il confronto nell’ottica di avviare un dialogo con giovani e studenti. Come hanno infatti ribadito Pizzetti e Paissan, suo compito non è solo quello di fare coercizione ma anche informazione e prevenzione. In quest’ottica, il convegno si è aperto con la relazione di Mauro Paissan (qui riassunta) che ha sottolineato come il vero “antivirus” ai comportamenti scorretti o dannosi siano gli utenti stessi, componendo quasi un decalogo delle buone prassi, ripreso in diverse sedi (per esempio da Anna Masera e da Repubblica.it), mentre Pizzetti ha dato notizia che il Garante sta valutando insieme a diversi operatori una “impermeabilizzazione” dei social network ai motori di ricerca al fine di tutelare i dati personali contenuti.

Fausto Colombo, con un taglio maggiormente sociologico, ha sottolineato il differente approccio delle generazioni ai social network: quelle adulte (i “migranti” digitali) sono spesso più restie a esporsi e quindi si tutelano maggiormente, mentre quelle più giovani (i “nativi” digitali) sono in difficoltà a trovare una modalità chiara di gestione dei i dati che vengono diffusi, diversamente da quanto accade per il cellulare e i programmi di instant messaging. Colombo ha evidenziato anche il fatto che da sempre i media hanno avuto a che fare con la questione del controllo sociale (Foucault docet), ma in questo caso c’è bisogno di sviluppare maggiori garanzie e sensibilità.

Marco Spolidoro ha invece sottolineato la mancanza di una giurisprudenza consolidata che tuteli i dati in rete, soprattutto soffermandosi sul diritto d’autore e citando il caso Peppermint.

Ruggero Eugeni ha, infine, evidenziato una caratteristica dei social network: se gli altri media si costituiscono indipendentemente dai comportamenti sociali, nel caso dei social network lo strumento si pone contemporaneamente ad essi e i due aspetti non sono dissociabili, rendendo obsoleti i nostri schemi mentali.

La preoccupazione per i dati personali si inserisce a pieno nella questione dell’esistenza di una memoria della rete: cosa troveremo in rete cercando noi stessi fra una decina d’anni? Come si sarà nel frattempo combinato il caleidoscopio di pagine che ci riguardano?


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