Democrazia digitale
Reduce dal convegno “Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza” scrivo qualche opinione a caldo.
Prima di tutto: spicca (da imitare per svecchiare le iniziative accademiche) la preparazione multipiattaforma del convegno con tanto di blog e profilo Facebook su cui raccogliere i pareri degli interessati sul tema. Una scelta efficace e soprattutto consona al tipo di tema trattato. Ai messaggi lasciati dagli utenti poteva essere però dato maggiore rilievo scegliendo i più significativi, anche fra quelli postati durante il convegno stesso, e chiedendo ai relatori presenti di commentarli.
L’ampia agenda dei temi è spaziata dal concetto generale di e-democracy collegato con l’evoluzione verso il linguaggio elettronico della nostra società (De Kerckhove) a un approccio più critico alla democrazia digitale (Nicoletti), passando per riflessioni sulla “terra di mezzo” del periodo attuale in cui si sta transitando da un vecchio a un nuovo sistema mediale (Mantellini e Sofi), i paradossi della rete (Pacini), la struttura di Wikipedia (Brioschi), la disseminazione mediale dei navigatori in rete (Pola), riflessioni generali sulla democrazia digitale (Robin Good) e la necessità di non pensare in termini meccanicistici gli effetti dell’avvento di internet (Rossetti) (per tutti i link ai blog personali dei relatori vi rimando al blog del convegno).
Due sono però gli interventi che mi hanno colpito.
PierCesare Rivoltella ha avviato la sua riflessione ponendosi una serie di domande sullo statuto “ontologico” della democrazia digitale: esiste? Come la si può definire? Quali sono le sue linee di tendenza? E poi, ammettendo che esista e che abbia linee di tendenza individuabili, perchè sentiamo il bisogno di parlare di essa? La risposta interessante che Rivoltella si è dato è che l’accademia, i media e i nuovi media siano giganteschi apparati discorsivi, di cui fa parte anche la blogosfera, che costruiscono discorsi di accompagnamento per far sì che la tecnologia diventi natura, per parafrasare Barthes. I discorsi hanno cioè la funzione di legittimarne e renderne comprensibile l’esistenza. L’intervento si è concluso con un rilancio: in questi apparati discorsivi i concetti dominanti è quello di trasparenza. Ebbene, oggi come oggi, in una società che, come dice Breton, si è evoluta verso una trasparenza dei processi politici essa può essere considerata ancora un valore, un mezzo per renderla migliore?
Il secondo intervento che voglio segnalare è quello di Gino Roncaglia, di cui mi ha colpito la correttezza metodologica. La sua tesi è infatti che la democrazia sia partecipazione alle decisioni di una comunità. Ebbene, il senso di questa comunità non è univoco ma va compreso a seconda del contesto declinandolo maggiormente verso la partecipazione o i processi decisionali, per fare alcuni esempi.
I due interventi riportano al centro la necessità di farsi delle domande precise sullo statuto dei fenomeni che stiamo valutando e di considerare l’unicità di ogni contesto e di ogni situazione, dei discorsi e dell’immaginario che la rete porta con sè. Solo in questo modo si potrà, a mio avviso, entrare nel merito delle questioni in modo più deciso esponendosi anche a dare risposte e individuando delle linee di tendenza di un fenomeno che, per quanto ancora acerbo, interessa un numero sempre maggiore di persone.
ottobre 11th, 2008 at 14:24
[...] vecchio ppt 2.0 rimaneggiato e battutine sulla facebook democrazia (Nicoletti). Qui un resoconto dettagliato e preciso della mattinata. Epperò secondo me anche un occasione persa per ritarare l’agenda, a rischio [...]